Non tutti sono bravi come Cassandra
L’anno appena iniziato è stato salutato da previsioni catastrofiche, soprattutto, ma non solo, per quel che riguarda l’economia. I tassi di crescita si sono trasformati in un cimitero di pronostici depressivi.

L’anno appena iniziato è stato salutato da previsioni catastrofiche, soprattutto, ma non solo, per quel che riguarda l’economia. I tassi di crescita si sono trasformati in un cimitero di pronostici depressivi. Se fosse solo per le tempeste annunciate dai vari centri di ricerca econometrica nazionali e internazionali, per la verità, non ci sarebbe da preoccuparsi un granché. In fondo sono gli stessi centri che, all’inizio dell’anno appena passato, prevedevano una crescita che invece non c’è stata. Sono anche quelli che in estate, quando il prezzo del barile di petrolio superava i cento dollari, spiegavano che sarebbe inevitabilmente arrivato al doppio o al triplo. Poi, nel giro di un paio di mesi, è invece ridisceso a 40.
Naturalmente questo non significa che l’econometria sia inutile, solo che in realtà consiste soprattutto nella proiezione, attraverso formule assai raffinate, dei dati precedenti sulla situazione futura, il che naturalmente rende impossibile identificare fenomeni inattesi, come lo scoppio della bolla immobiliare americana. Un po’ più attendibili dovrebbero essere le analisi economiche di tipo strutturale, che però pur avendo identificato il problema della crescita dei consumi finanziata in debito, non potevano sapere quando questa specie di catena di Sant’Antonio sarebbe crollata su se stessa.
D’altra parte, come si suol dire, se l’economia fosse una scienza esatta gli economisti sarebbero tutti ricchissimi e non insegnerebbero nelle università; e quei buffi personaggi che vendono in televisione i numeri vincenti che usciranno al lotto se li giocherebbero da sé. Intanto si può constatare che, almeno sul brevissimo termine, le Cassandre non l’hanno azzeccata: avevano spiegato che i consumi in Italia avrebbero segnato un crollo alla fine dell’anno, ma la Confcommercio certifica che non è andata in questo modo, e persino l’andamento delle Borse di inizio anno sembra mostrare una ripresa di fiducia dei risparmiatori nelle società quotate, contrariamente a quello che veniva pronosticato. Prendere questi dati parziali per costruirci sopra una visione ottimistica del futuro, più che azzardato, sarebbe idiota. Le conseguenze della crisi ci saranno e si faranno sentire, anche se è improbabile che i centri di analisi e previsione riescano a capire quando comincerà l’inversione di tendenza, così come non hanno capito quando stava per cominciare il panico.